Network marketing: grande truffa o reale opportunità?

Network marketing: grande truffa o reale opportunità?

Sono molte le culture nelle quali crisi è sinonimo di opportunità e personalmente mi includo nel pensarla così.

Tuttavia in momenti di crisi affiorano anche moltitudini di nuvole di fumo e truffe mascherate da opportunità che possono portarti alla delusione e nei casi peggiori anche alla rovina.

La verità è che ci sono magnifiche opportunità, come ad esempio il network marketing, ma la cosa triste è che alcune truffe si camuffano tra esse, pregiudicando enormemente i modelli di negozio seri e le persone che mettono il loro impegno in questo tipo di opportunità.

Se a questo aggiungiamo la mancanza di esperienza tanto degli ideatori come degli incaricati e le cattive pratiche di vendita che si usano molte volte, il risultato è che il commercio multilivello è molto mal visto in numerosi ambienti e genera rifiuto.

Se ancora non sai cosa è il network marketing puoi leggere qua: Network marketing: che cos’è e quali vantaggi ha

In questo articolo quello che voglio è condividere quello che la mia esperienza mi ha insegnato e aiutarti a distinguere le opportunità reali delle truffe.

Il percorso dell’imprenditore non è uguale per tutti e generare le desiderate “entrate passive” (uno dei maggiori richiami del multilivello), è qualcosa che richiede tempo, sforzo e molta costanza.. Ricordati sempre che nessuno ti regala niente. Ma veniamo al dunque.

3 elementi per riconoscere le truffe

Sono 4 anni che “bazzico” nel mondo del business on line e ho visto nascere e morire aziende e relazioni personali. Personalmete ci sono 3 elementi importanti da considerare: appena mi parlano di “business on line”, “lavoro da casa” subito mi si drizzano le antenne quando:

  1. Non c’è un prodotto fisico. Affinché il commercio si regga deve esserci un prodotto che si consumi e pertanto che si venda. Se si tratta di mettere denaro, fare qualche clicks, mettere annunci e aspettare che i soldi si moltiplichino, non ti fidare. Quella non è vendita diretta né network marketing né niente che gli assomigli e ben presto cadrà lasciando da un giorno all’altro tutti senza niente in mano.
  2. Ti dicono che non c’è niente da vendere. Col commercio multilivello ci sono solo due forme di guadagnare denaro: vendendo un prodotto in maniera diretta ad una rete di clienti o godendo una commissione per le vendite che le persone della tua rete stanno facendo. Fare rete significa a volte affrontare il rifiuto, essere respinti, anche se molti ti dicono che non è così per ottenere un si. Il no può risultare pittosto scomodo soprattutto per chi non ha molta esperienza in vendite. Pertanto, se ti dicono che non devi fare rete, è facile che pensi di esserti liberato dal problema di vendere. Niente di più lontano dalla realtà.
  3. Ti chiedono un grande investimento che puoi recuperare in tempi record senza fare nulla. 99% è una truffa, il prodotto è spesso intangibile. Può risultare molto allettante anche perchè è spesso veramente molto bernargomentato.

Spero vivamente che queste informazioni ti possano essere d’aiuto! Buon lavoro e a presto!

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Bullismo: “Mi dicevano ucciditi, invece ho scritto un libro”. La rivincita di Erika, 16enne vittima dei bulli

Bullismo: “Mi dicevano ucciditi, invece ho scritto un libro”. La rivincita di Erika, 16enne vittima dei bulli

“Mi dicevano ucciditi, invece ho scritto un libro”.

La rivincita di Erika, 16enne vittima dei bulli

Bullismo:Oggi voglio condividere questa storia con voi, la storia di Erika, che per me è un esempio.

L’esempio della forza, del volgere in positivo i propri dolori e prendersi una bella rivincita. Voglio riportare la storia di Erika perchè non serve andare lontano per trovare quelle che io chiamo “donne atomiche”…
Vicino a noi ci sono persone speciali e spesso non abbiamo gli occhi per vederle.
Erika è giovane ma in gamba, ha saputo reagire e non lasciarsi andare, lei è una speranza per tutte le persone, giovani o meno giovani, che tutti i giorni subiscono quello che lei ha subito!
Voglio menzionarla anche perchè mi ricorda un pò me stessa!
Quando ero piccola spesso venivo anche io presa in giro, al centro vacanze mi tiravano la lunga treccia, a scuola ero la classica “secchiona” con gli occhiali e ottimi voti da cui tutti volevano copiare i compiti.
Spesso l’ho vissuta male perchè mi sentivo brutta e non apprezzata. Poi la rivincita l’ho presa in maniera diversa da Erika, perchè ognuno deve trovare il proprio modo e le proprie risorse per uscire dai problemi che ha!
Oggi sono una bella ragazza, ho lavorato sulla mia autostima, sui miei lati oscuri, sul mio corpo e ogni giorno questo lavoro continua, sul piano interiore tanto quanto su quello esteriore… e auguro a tutti di poterlo fare!
Tg Videolina intervista Erika Orrù, autrice del libro “E vissero tutti dannatamente infelici” 

Veniamo alla storia di Erika, alla fine dell’articolo la fonte ufficiale… buona lettura!

L’inferno inizia in prima elementare. Erika Orrù è solo una bimba, ma i compagni la emarginano, non giocano con lei, la lasciano sola, le tirano i capelli. Le cose peggiorano alle medie e dopo la prima superiore la ragazza si arrende e decide di abbandonare la scuola.

“Mi prendevano in giro, mi dicevano: sei un mostro, ucciditi. Io chiedevo a mia mamma: ‘Cosa ho fatto di male per meritarmi questo? Sono sempre stata gentile'”.

La storia di Erika, che adesso ha 16 anni, passa per cadute nell’abisso della disperazione prima del riscatto. Un’infanzia e un’adolescenza sull’orlo del precipizio, poi il sogno che si realizza.

Costretta a lasciare la scuola che tanto amava, Erika riversa tutta la rabbia e la frustrazione nei personaggi di un libro. Ha il coraggio di inviare il suo romanzo a una casa editrice che non esita a pubblicarlo. Da ieri E vissero tutti dannatamente infelici è nei cataloghi online e presto arriverà in libreria. Sullo sfondo due ragazze vittime di bullismo: una ce la fa e realizza il suo sogno, l’altra si suicida.

ANNI DIFFICILI – Erika Orrù è una ragazza esile e carina, messa all’angolo da chi non l’ha mai accettata. “Non sono mai riuscita a spiegarmi perché sia successo tutto questo”, prosegue, “forse per via del mio carattere chiuso. Durante tutto il corso di studi sono stata screditata, mi dicevano che ero una fallita. Nessuno per me ha mai fatto niente. Ho raccontato tutto prima ai maestri, poi ai professori, ma dicevano che non era niente e non muovevano un dito. In prima superiore le cose sono precipitate”.

La ragazzina soffre tantissimo, si sente esclusa, ha continui attacchi di panico e non mangia quasi più.

“Ero considerata asociale e mi prendevano in giro anche per come mi vestivo. Alla fine non ce l’ho fatta e per non sprofondare nel baratro sono stata costretta a lasciare la scuola. Per me è stata una sofferenza enorme. Amavo studiare, amavo seguire le lezioni. Ma a casa non parlavo nemmeno più, ero dimagrita tantissimo, dovevo fare qualcosa. Non potevo nemmeno azzardarmi a iscrivermi ai social perché non avrei fatto altro che incentivare minacce e soprusi”.

Erika si chiude in casa e inizia a leggere e scrivere. Ha solo un’amica che le resta vicina. Per il resto nessuno ha mai voluto socializzare con lei.

IL RISCATTO – “Quando per esempio vado al supermercato con i miei nonni e vedo gruppi di ragazzi che ridono e scherzano, li invidio. Vorrei essere come loro. Anche io vorrei avere degli amici, vorrei andare al cinema, a mangiare una pizza. Perché io sono una ragazza come tutte le altre”.

Il riscatto di Erika bullizzata e messa all’angolo è arrivato con la scrittura. Adesso il suo volto sorride nella copertina del suo romanzo.

“Nelle mie giornate trascorse in casa sono capitata in una community dove è possibile scrivere e leggere dei testi”, racconta, “così è venuto tutto di getto. Prima ho pensato a un titolo che desse bene l’idea di quello che volevo raccontare, poi ho fatto parlare i miei personaggi”.

Giada e Marika, nel libro, sono prese in giro e sbeffeggiate a scuola. Una si salva, l’altra non regge e si uccide. “Ecco io sono diventata Giada”, aggiunge la ragazza, “è stato difficile ma alla fine ce l’ho fatta e come Giada ho realizzato il mio sogno, anche se sono solo all’inizio”.

IL LIBRO – La telefonata che le cambia la vita arriva in un pomeriggio qualunque, di un giorno qualunque. “Nella community i miei lettori mi avevano incoraggiato a mandare il testo a una casa editrice. Così ho fatto e dopo pochi giorni mi hanno telefonato, dicendomi che l’avrebbero pubblicato.

Non posso descrivere cosa ho provato in quel momento. È stata una gioia immensa. Dopo tanti giorni tristi, dopo tante batoste, potevo dire che ce l’avevo fatta”.

Nel salotto della casa della nonna, nel litorale quartese, Erika adesso sorride: «Il mio sogno è diventare una scrittrice, sto già lavorando a un altro libro. E poi spero di non sentirmi più sola e di poter condividere le miei gioie e anche le mie cadute con quegli amici che mi sono sempre mancati”.

di Giorgia Daga

Fonte: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2017/03/22/mi_dicevano_ucciditi_invece_ho_scritto_un_libro_la_rivincita_di_e-68-581880.html

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E se insegnassimo alle bambine a essere coraggiose invece che perfette?

E se insegnassimo alle bambine a essere coraggiose invece che perfette?

Negli anni 70 del secolo scorso una psicologa della Columbia University realizzò una serie di esperimenti con i bambini che diedero risultati inaspettati. Questa psicologa lavorò con alunni di quinta elementare per vedere come affrontavano il materiale nuovo e complicato.

Fu allora quando si rese conto che le bambine avevano più probabilità di abbandonare il compito, e lo facevano, mediamente, prima che i bambini. È interessante notare che, quanto più le bambine erano brillanti, tanto più alto era il loro quoziente intellettivo e più velocemente gettavano la spugna. Queste bambine mostravano un modello d’impotenza appreso.

I bambini brillanti si comportarono in modo diverso. Assunsero l’attività come una sfida intellettuale che li riempiva d’energia e li motivava a intensificare gli sforzi.

Cosa avviene? Perché le bambine sono più vulnerabili e meno sicure rispetto ai bambini della stessa età?

In realtà, la maggior parte delle bambine superano i bambini in tutte le materie, compresa la matematica.

Pertanto, la differenza nel loro comportamento non ha nulla a che fare con la mancanza di abilità o di conoscenza ma piuttosto con il modo di affrontare le sfide.

Mentre i bambini presumono di non poter risolvere i problemi perché questi sono più complicati, le bambine cominciano rapidamente a dubitare delle loro capacità, perdono la fiducia in sé stesse e abbandonano l’attività.

Le bambine sono anche abituate a pensare che le abilità siano immutabili, mentre i bambini suppongono che possono essere sviluppate attraverso lo sforzo.

Il punto è che queste credenze e modi di comportarsi vengono mantenuti nell’età adulta. Infatti, si è notato che mediamente gli uomini si presentano a un colloquio di lavoro avendo solo il 60% delle capacità richieste. Al contrario, le donne trovano il coraggio di candidarsi per il posto di lavoro solo se dispongono del 100% dei requisiti.

Come possiamo avere un atteggiamento così diverso davanti alle sfide?

La risposta sta nell’educazione, un’educazione che insegna ai bambini ad essere coraggiosi e affrontare le sfide e alle bambine ad essere perfette e agire con cautela.

Bambini coraggiosi, bambine perfette…

È difficile, anzi impossibile, cancellare secoli di tradizione in un colpo solo. Anche se abbiamo fatto molti progressi nella parità di genere, nell’inconscio collettivo e in profondità nella nostra mente sono tuttora radicate molte idee sessiste.

Pertanto, i genitori continuano a educare i figli maschi a non aver paura e non piangere, mentre le bambine sono educate a non mostrarsi sciatte, ad essere sempre perfette e comportarsi con moderazione.

Tuttora educhiamo bambini, che con molta fortuna, si trasformeranno in cavalieri che salveranno damigelle in difficoltà. Ed educhiamo le bambine ad attendere di essere salvate, perché la loro missione nella vita non è combattere, ma mantenersi perfette, nonostante la tempesta.

Alle bambine viene insegnato a sorridere, devono ottenere buoni voti a scuola e viene proibito loro di tornare a casa coperte di fango, dopo aver giocato.

Con i bambini i genitori tendono ad essere più permissivi, permettendo loro di giocare all’aria aperta, sporcarsi e arrampicarsi sugli alberi.

Infatti, molti di questi comportamenti vengono ricompensati perché mostrano quanto sono coraggiosi. In questo modo i maschi sono incoraggiati ad assumere dei rischi.

Al contrario, le bambine sono incoraggiate a evitare i rischi, viene chiesto loro di mantenersi in secondo piano, al sicuro e all’interno della loro zona di comfort.

Spesso sono lodate per quanto bene si comportano, quasi sempre perchè rimangono in silenzio, e per la loro simpatia. Così, inavvertitamente, i genitori limitano le potenzialità delle bambine, le quali imparano presto che da loro non ci si attende lo stesso comportamento dei maschi.

Così, la maggior parte delle bambine finiscono per trasformarsi in donne che assumono solo i rischi essenziali e che davanti ai problemi pensano che qualcosa non funziona in loro. Per questa ragione non sorprende che le donne soffrano più spesso e più intensamente di depressione e ansia rispetto agli uomini.

Tuttavia, quando insegniamo alle bambine ad essere coraggiose e formare intorno a loro una rete di supporto che le motivi, esse fanno cose incredibili perché hanno un potenziale enorme. Il miglior regalo che possiamo fare a ogni bambino è quello di lasciarlo semplicemente essere.

Fonti:
Dweck, C. S. et. Al. (1978) Sex differences in learned helplessness: II. The contingencies of evaluative feedback in the classroom and IH. An experimental analysis. Developmental Psychology, 14: 268-276.
Dweck, C. S. & Bush, E. (1976) Sex differences in learned helplessness: I. Differential debilitation with peer and adult evaluators. Developmental Psychology; 12: 147-156.
Dweck, C. S. (1975) The role of expectations and attributions in the alleviation of learned helplessness. Journal of Personality and Social Psychology; 31: 674-685.
Fonte ufficiale:
https://www.angolopsicologia.com/2016/08/educazione-bambini-parita-sessi.html

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Nonna Irma: parte da sola in missione per il Kenya a 93 anni

Nonna Irma: parte da sola in missione per il Kenya a 93 anni

Qualche giorno fa mi è passato davanti questo post mentre ero su facebook:

“Questa è la mia nonna Irma, una giovanotta di 93 anni, che stanotte è partita per il Kenya. Non in villaggio turistico servita e riverita, ma per andare in un villaggio di bambini, in un orfanotrofio. Ve la mostro perché credo che tutti noi dovremmo conservare sempre un pizzico di incoscienza per vivere e non per sopravvivere. Guardatela, ma chi la ferma? Io la amo”.

Il post è stato scritto dalla nipote Elisa e ha avuto tantissimi “mi piace” e condivisioni!

Mi sono innamorata di lei! Questa signora è diretta verso un villaggio sperduto ad aiutare i bambini ospiti di un orfanotrofio. Un fortissimo e fantastico esempio di cosa sia il vero senso della vita!!

97 ANNI!!! E non solo, nonna Irma non ha avuto una vita facile! Infatti è rimasta vedova a 26 anni con tre figli, e ha poi anche perso un figlio! Lei incarna esattamente un modello che ho in testa costantemente, un modello di persona che non si ferma, che supera il dolore diventando una persona migliore… una persona che non solo “respira”… ma prende parte attiva marcando la differenza nel mondo!

Dovremmo farlo ogni giorno… ogni giorno dovremmo alzarci e pensare “Cosa posso fare oggi che marchi la differenza? Che posso fare oggi per essere un esempio”? Anche nel nostro piccolo contesto, credo sia possibile per ognuno fare qualcosa di speciale!

Grazie nonna Irma!

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Perchè voglio che tu sia felice?

Perchè voglio che tu sia felice?

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Potresti giustamente chiederti perchè io dovrei essere interessata alla tua felicità. Dovunque tu sia e chiunque tu sia io voglio veramente e sinceramente il meglio per te.

Siamo in un epoca in cui l’egoismo ha i tempi contati, in cui bisogna diventare consapevoli che il benessere del singolo è  collegato al benessere collettivo.

Sono dispiaciuta nel vedere persone sofferenti, tristi e senza meta. La sofferenza è qualcosa che fa parte della vita, un processo che tutti dobbiamo passare. Ma non si può passare tutta una vita infelici, nei problemi o nella monotonia, e senza meta.

Ti invito a leggere il mio articolo a riguardo: 3 sfumature di felicità: tu quale scegli?

Semplicemente chiediti, in che tipo di mondo ti piacerebbe vivere? Come vorresti fossero le persone intorno a te?

Arrabbiate, amareggiate dalla vita, scontente, ammalate o persone positive, entusiaste e sane?

I miei figli sono un altro motivo per cui voglio essere una persona felice, migliore ogni giorno e far si che sempre più persone siano felici. Che futuro gli darò se non sono io la prima a migliorare me stessa e a lottare per i miei sogni?

E che mondo lascerò loro se non mi impegno a fare qualcosa che lo migliori?

Viviamo in una società a cui abbiamo permesso di toglierci il diritto di sognare e di realizzare i nostri sogni, siamo abituati alla schiavitù come un canarino è abituato alla gabbia in cui è cresciuto.

La routine della vita ha trasformato troppe persone in robot che vanno avanti in una vita noiosa e sempre uguale, senza un obiettivo.

È tempo di risvegliare i nostri sogni, di farli diventare realtà, di aiutarci l’uno con l’altro e di rendere questo mondo la miglior versione possibile per noi e per le nostre generazioni future.

“Interrogate le prime 100 persone che incontrate, chiedete loro cosa desiderano di più dalla vita e 98 non saranno capaci di dirvelo”

In particolare le donne devono ritrovare sè stesse, la propria identità e forza spirituale. Troppe donne sono schiacciate dalla loro vita, dai loro problemi.

Ferite, umiliate e maltrattate.

Non protagoniste e creatrici della loro stessa vita, ma passive e in balia di quello che succede.

Uomini e donne devono convivere per essere piu forti insieme, non per danneggiarsi ne per prevalere l’uno sull’altro.

Ti invito a leggere il mio articolo: Felicità al femminile: 12 regole per crearla e mantenerla

 

“Le donne sono il potere e le fondamenta stesse della nostra esistenza nel mondo.


È quindi di importanza cruciale che le donne ovunque facciano ogni sforzo per riscoprire la loro natura fondamentale, perché solo allora potremo salvare questo mondo.”


Mata Amritanandamay (Amma)

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Donna… ricordati che sei fortunata se puoi leggere questo articolo!

Donna… ricordati che sei fortunata se puoi leggere questo articolo!

Se sei donna e stai leggendo questo articolo sei FORTUNATA.
Si veramente! Molto Fortunata!
Se lo stai leggendo hai libertá, istruzione, un apparecchio tecnologico a portata di mano, un tetto sotto cui stare, abbastanza salute e tempo per stare su Internet.
Ma soprattutto sei VIVA.

Lo sapevi che ancora oggi molte donne nel mondo non hanno queste cose?

☞ In paesi come India e Cina si preferiscono i figli maschi, se con la prima ecografia si scopre che il futuro bebé é femmina, i genitori possono decidere di praticare l’aborto… che tristezza eh.
☞ Nel Medio Oriente la condizione femminile è legata all’Islam.
Le donne sono sottoposte all’autorità prima del padre e poi del marito. Non hanno libertà di movimento e di espressione, sono escluse dalla vita pubblica e politica, non possono lavorare e guidare l’automobile, nei negozi e nei locali pubblici hanno entrate separate da quelle degli uomini. Quando escono, spesso sono costrette ad indossare un lungo mantello nero che lascia scoperto solo il viso, l”’hijab” o “burqa”. Sono le regine di casa, ma all’esterno sono considerate quasi come creature invisibili.

☞ Il tasso d’analfabetismo femminile è ovunque più alto di quello maschile, perché in molti Paesi quando una famiglia non può permettersi di mandare a scuola tutti i figli, preferisce assicurare un’istruzione ai maschi.

 

☞ Tanto tempo fa, nell’Antica Roma, la donna non poteva partecipare all’attività politica e, per esercitare i propri diritti civili, come il matrimonio e l’eredità, aveva bisogno di un uomo della famiglia che le facesse da tutore.

☞ Anche nell’Antica Grecia essere donna comportava restrizioni come ad esempio niente diritto di voto, e nemmeno attività sportiva.
Nel Medioevo, la situazione femminile non migliorò: la donna era considerata un oggetto nelle mani del padre, finché questi non la vendeva ad un uomo.
Per la libertà delle donne, bisogna attendere il XIX secolo, quando gli Stati Uniti decisero di affrontare il problema della questione femminile nel campo professionale e intellettuale.
Trent’anni fa l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato la convenzione per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna, CEDAW. Questo trattato ha ottenuto risultati importanti, ma ha ancora molto da fare perché, in alcuni territori del mondo, le donne vivono ancora in condizioni di isolamento e di sottomissione.
Le donne hanno dovuto lottare a lungo per il riconoscimento del loro valore e ci sono state molte battaglie per la loro emancipazione.
LA TUA VITA É UN MIRACOLO, TUTTO CIÓ CHE ABBIAMO OGGI, ANCHE LE COSE CHE DIAMO PER SCONTATE, SONO STATE OTTENUTE DA QUALCUNO CHE HA LOTTATO PER CAMBIARE IL MONDO.
SIAMO DONNE, SIAMO VIVE, SIAMO GUERRIERE. FACCIAMO DELLA NOSTRA VITA UN CAPOLAVORO.

Fonti https://www.skuola.net/sociologia/condizione-femminile-mondo.html

http://europeanwomen.over-blog.com/la-condizione-femminile-la-condizione-femminile-nel-mondo.la-discriminazione

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