Dal nutrirsi all’abbuffarsi: i significati psicologici del cibo

Dal nutrirsi all’abbuffarsi: i significati psicologici del cibo

Mentre leggo o ascolto molte storie di cambiamento all’interno del nostro gruppo, mi rendo conto di quanto l’aspetto psicologico in un percorso di perdita di peso, o semplicemente nella conquista di sane abitudini alimentari, di un corpo più tonico, sia fondamentale.

A lato di storie di buona riuscita del programma, ci sono anche storie di non riuscita. Perché? É importante ricordare che se per alcune persone basta un poco di forza di volontà e impegno,per altre il percorso sembra più difficile. Quindi la dieta non funziona? Ci sono tanti aspetti da considerare e uno dei più importanti è il lato psicologico del percorso.

Se abbiamo cattive abitudini alimentari queste possono incidere sul nostro peso e, anche se c’è chi è più o meno fortunato in termini di metabolismo (parlo di quelli che si abbuffano e non ingrassano mai), la nostra salute nel tempo risente, o beneficia, in ogni caso di ciò che mangiamo. Per questo, indipendentemente dal trovarsi in sovrappeso o no, dovremmo sempre chiederci: mi sto nutrendo nella maniera corretta? Cosa influenza la mia alimentazione?

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Il rapporto con il cibo è molto profondo, quindi vista la mia passione per l’argomento di cui ho trattato anche qui: Fame nervosa: mangiare è legato alle gratificazioni affettive e la voglia di offrire un supporto a chi vuole migliorare nell’ambito alimentare, ho deciso di condividere un articolo che ho trovato veramente molto interessante.

“Oggi il fenomeno dell’obesità costituisce un fenomeno di incidenza sempre maggiore non solo fra gli adulti ma anche nei bambini; è aumentato perciò l’interesse e la sensibilità verso questo problema sia da un punto di vista strettamente medico sia da un punto di vista sociale, tanto che da più parti viene sentita la necessità di diffondere ed incrementare informazioni sulle corrette abitudini alimentari, e di promuovere la cosiddetta cultura del “mangiar sano”. Mangiare e bere costituiscono la risposta a pulsioni fisiologiche attraverso le quali l’organismo richiede energia e nutrimento.

Mangiare e bere però rappresentano anche un’ esperienza psicologica, che corrisponde all’appagamento di un desiderio. Dunque il cibo assume valenze che vanno ben oltre il solo nutrimento. Esiste infatti da sempre anche una concezione non strettamente alimentare del cibo, legata a fattori sociali, culturali e simbolici che derivano a loro volta dagli usi e costumi, dalla storia, e dai valori che caratterizzano una determinata società.

Se è vero che la nutrizione si pone come necessità fisiologica, è anche vero che le risposte a quest’ultima sono condizionate dal contesto socio-culturale e possono essere considerate risposte sociali e culturali. Questo spiega perché in molti casi l’obesità non dipenda da fattori organici ma si presenti collegata ad una alterazione del comportamento alimentare di origine psicologica o psico-sociale.

Il supporto psicologico diventa perciò un elemento molto importante nella gestione e nel trattamento del paziente obeso, dal momento che i fattori psichici possono incidere sia come cause che come effetti e conseguenze della patologia.

Rispetto alle cause, il cibo può diventare una sostanza da cui dipendere psicologicamente quando è vissuto o percepito come valvola di sfogo, come rifugio o come sostanza analgesica contro le sofferenze vissute durante la giornata, o contro situazioni di disagio o di conflitto. Pertanto stati d’animo come ansia, depressione, stress, inibizione emotiva possono influire sul rapporto con il cibo e causare un aumento di peso.

Spesso il cibo non è gustato, ma ingurgitato per riempire in fretta un opprimente senso di vuoto interiore, confuso con la sensazione di fame vera e propria.

Mangiare, o meglio abbuffarsi, allora, può diventare, in mancanza di altre possibilità espressive, l’unica risposta indiscriminata a difficoltà affettive ed emotive.

Il cibo può compensare un’affettività carente o non gratificante, può placare un’aggressività non altrimenti esternata, può attenuare momentaneamente stati d’ansia o sintomi depressivi, può consolare da delusioni, fallimenti o eventi traumatici (come lutti, separazioni…). Spesso la rabbia, la tensione, la noia ed altre emozioni sono confuse con la fame.

Le origini di quanto descritto possono essere rintracciate nel tipo di relazione instaurato tra il bambino e le prime figure di attaccamento, relazione che viene mediata anche dalle modalità con cui viene curato l’aspetto alimentare. Un tratto comune delle madri di giovani con problemi di obesità è proprio quello di aver imposto al figlio il proprio concetto rispetto a quelli che sarebbero stati i suoi bisogni.

Se la madre nutre il bambino sulla base di propri convincimenti quali, ad esempio, quello secondo cui un bambino grasso è un bambino bello e sano, o quello secondo cui il cibo deve essere fornito secondo precisi schemi in termini di quantità, qualità e orari, questa madre non tiene conto delle effettive e fisiologiche esigenze del piccolo, perciò con il tempo il bambino, avendo difficoltà a percepire lo stato interno di bisogno e di desiderio, comincerà a nutrirsi dipendendo da segnali e fattori esterni.

Può accadere inoltre che la madre sia distante affettivamente dal bambino pur essendo molto presente rispetto al suo compito o ruolo. Il bambino può allora percepire il cibo come surrogato dell’affetto e, diventato adulto, potrà assumerlo con questa stessa valenza: le emozioni vengono canalizzate solo attraverso il cibo e l’elaborazione psichica del disagio è sostituita dalla gratificazione che proviene dalle sensazioni corporee.

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Anche la presenza di un forte legame di tipo simbiotico con la madre durante l’infanzia può essere un fattore di predisposizione all’obesità. Il vincolo di dipendenza del bambino alla madre, inizialmente funzionale alla sopravvivenza del piccolo, se non viene sostituito da progressivi processi di separazione ed individuazione, che segnano la crescita psicologica dell’individuo in termini di autonomia, non lascia al bambino lo spazio sufficiente per diventare psicologicamente maturo e un individuo indipendente.

Spesso il bambino è considerato un bene prezioso a cui si debbono le cure migliori ma nello stesso tempo non gli viene riconosciuta la propria individualità. Non solo, ma in questo modo il bambino non è in grado di affrontare e tollerare le frustrazioni; pertanto in futuro potrà avere delle difficoltà a procrastinare il soddisfacimento di un bisogno, che invece è una capacità tipica della persona adulta e psicologicamente matura.

Evitando generalizzazioni, comunque, occorre sottolineare che le dinamiche che entrano in gioco nel predisporre all’obesità sono altamente soggettive, e anche il riferimento alle prime esperienze infantili acquista un certo spessore e significato solo se ci si riferisce a modelli di relazione fra il bambino e le sue figure di attaccamento che risultino in modo reiterato poco funzionali, incoerenti o incostanti.

Per quanto concerne le conseguenze psicologiche dell’obesità, spesso si assiste ad una dispercezione relativa al senso di fame e di sazietà, e soprattutto rispetto alle proprie dimensioni corporee, che nella maggior parte dei casi vengono sottostimate rispetto alla realtà.

Sensi di colpa, sintomi depressivi e bassa autostima sono i principali disagi psicologici riscontrabili nel soggetto obeso.

Dai un’occhiata alla storia di Margherita che ha fatto un ottimo lavoro: Dimagrire con soddisfazione: da 115 kg di peso alla felicità, la rinascita di Margherita

I sintomi depressivi possono derivare dall’incapacità di osservare un rigido regime alimentare unita allo sperimentare numerosi fallimenti. Il vissuto depressivo può risultare così significativo da interferire con la qualità della vita dell’individuo nel suo insieme, ed il probabile utilizzo del cibo come “antidepressivo”, tipico di questi pazienti, non fa che peggiorare pesantemente la situazione.

La bassa autostima è riscontrabile nella misura in cui questi individui tendono a sovrastimare l’apparenza corporea, riponendo nel raggiungimento di una migliore forma fisica irrealistiche aspettative di affermazione personale e consenso sociale.

Durante l’evoluzione della malattia, inoltre, l’obeso può perdere progressivamente la propria autostima a causa dei possibili fallimenti nei tentativi di perdita di peso, e ciò lo porta a stigmatizzare eventuali trasgressioni favorendo l’insorgere e il consolidamento dei sensi di colpa.

Si innesca così un circolo vizioso tale per cui il soggetto alterna momenti di restrizione alimentare con altri di perdita di controllo, con lo sviluppo di pensieri e comportamenti che perpetuano l’obesità.

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Oltre al tentativo di risolvere problemi medici causati dal soprappeso, ciò che motiva il paziente a decidere per un trattamento dell’obesità è un disagio generalizzato che l’obesità gli comporta: molti pazienti affermano di sentirsi “non normali”, “diversi” o addirittura “discriminati socialmente” a causa del loro peso, che crea notevoli ostacoli sia psicologici che fisici (spesso non riescono, per esempio, a guidare, a salire una rampa di scale o a vestirsi come vorrebbero); percepiscono il loro corpo come “estraneo”, “debordante”, “senza confini” e rifiutano la loro immagine corporea con conseguenti difficoltà relazionali e di accettazione di sé.

Nella cura dell’obesità, l’obiettivo primario non è dunque la perdita di peso ma acquisire uno stile di vita e abitudini alimentari rinnovate e sane. Si presentano allora delle possibilità di approccio multidisciplinare segnate non solo dall’aspetto medico/dietistico ma anche dall’attenzione all’aspetto psico-educativo e ai processi comunicativi e di ascolto.

All’inizio della terapia ad esempio sono molto utili i gruppi di sensibilizzazione, che permettono al paziente il raggiungimento di una progressiva consapevolezza del proprio disagio psicologico e danno motivazione a quei pazienti che, provenendo da numerosi tentativi falliti di cura, si definiscono come privi di possibilità di cambiamento

In questi gruppi, attraverso il confronto con altri che condividono sintomatologia e vissuti, in un clima di accettazione e di scambio, è più facile per il paziente verbalizzare le proprie esperienze dolorose, i vissuti di angoscia, colpa e vergogna. Prendendo coscienza di quanto il sintomo possa anche limitare la propria vita, il paziente riscopre i propri bisogni e desideri che possono così diventare una spinta al cambiamento.

A questo gruppo, nel percorso terapeutico, può seguire una terapia psicologica individuale, laddove nasca nel paziente l’esigenza di affrontare ed elaborare proprie questioni che entrano in gioco nella condotta alimentare ma che vanno anche al di là di essa, essendo parte integrante della propria struttura di personalità.

In conclusione, il processo terapeutico, tenendo conto di tutti questi fattori, non dovrebbe allora avere solo lo scopo di restituire l’integrità organica all’individuo così come era prima della patologia, ma dovrebbe tendere verso un’evoluzione più completa della persona, in direzione di un costante processo di cambiamento e di acquisizione di una nuova consapevolezza di sé e dei propri meccanismi inconsci di relazione con il cibo.

Dott.ssa Leila Zannier

Fonte: https://associazioneamigdala.it/approfondimenti/dal-nutrirsi-all2019abbuffarsi-i-significati-psicologici-del-cibo

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Come si lavora da casa con un pc e una connessione

Come si lavora da casa con un pc e una connessione

Lavoro da casa si o no?

È nei tempi di crisi che si cercano nuove opportunità e quando si cerca, c’è sempre qualcosa che si trova o perchè no, che si crea dal nulla. È nei tempi di crisi che si può sprofondare nella depressione/rovina, rimanerci o risollevarsi con forza e nuove soluzioni.

A volte si cerca semplicemente qualcosa che permetta di far fronte a spese extra, insomma guadagnare un “pochino di più”; altre volte si cerca qualcosa per poter gestire in maniera diversa il proprio tempo o perchè affiora  la voglia di intraprendere qualcosa di nuovo; altre volte ancora non ci sentiamo valorizzati nella professione e vogliamo di più.

Insomma ognuno ha propri motivi ed esigenze.

Poter svolgere un lavoro da casa usando un computer (o un qualsiasi dispositivo elettronico) e una connessione Internet, comporta certamente una gestione del proprio tempo diversa da quella di un classico lavoro fisso, oltre a guadagni diversi.

Ma cosa bisogna fare realmente? E quanto si può guadagnare?

Le opportunità sono davvero tante! Prima di tutto evitiamo di metterci in truffe o schemi di guadagno basati sul nulla… come? Se vuoi approfondire in questo articolo trovi qualche dritta: Network marketing: grande truffa o reale opportunità?

In primo luogo ricordati che non esiste un lavoro da casa serio che non sia basato sulla vendita di un prodotto o servizio.

Quindi si tratta sempre di vendere… e qui normalmente arriva il rifiuto e la difficoltà.

Ogni giorno si compiono migliaia di atti di compra-vendita sui quali è basata la nostra intera economia. Insomma tutti compriamo ogni giorno qualcosa, eppure vendere non sembra così facile. La verità è che vendere può essere davvero spiacevole a volte, ma la buona notizia è che oggi, con tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione, possiamo renderlo più piacevole. Non è più necessario vendere porta a porta, ne tartassare telefonicamente le persone, ne tantomeno usare la vecchia lista nomi e farci odiare da amici e parenti… oggi grazie ad un pc, una connessione e alcune piccole competenze, possiamo tutti avere pari opportunità di sviluppare da casa un’attività tutta nostra che ci permetta di avere un guadagno extra..

Detto questo, analizziamo alcune opzioni di lavoro da casa:

  1. Affiliate marketing: è l’opportunità di vendere prodotti di altri, ricevendo una commissione per ogni vendita. Vengono forniti spesso tutti gli strumenti necessari per farlo (landing pages, funnels…). Avere un codice per operare come affiliato è normalmente gratis, in alcuni casi viene richiesto un sito e c’è una verifica prima di essere ammessi. Non è necessario provare i prodotti, si può scegliere di vendere tra un’ampissima gamma di cose, con la regola di saper individuare una “nicchia” di lavoro. Spesso bisogna utilizzare un auto-responder, cioè uno strumento che ci permette di raccogliere le email dei nostri potenziali clienti e inviargli email a nostra volta. È un tipo di vendita “fredda”, dove si può mettere la faccia o semplicemente rimanere intermediari anonimi. L’affiliate offre tantissime varianti nel modo di vendere, qui vi dò solo un’idea ma c’è molto da approfondire, personalmente credo sia una opportunità accessibile a tutti quelli che sono disposti a mettersi in gioco imparando qualche competenza in più.
  2. Network marketing: è un sistema basato sempre sulla vendita di prodotti di aziende già esistenti dove si riceve non solo una commissione ma c’è anche la possibilità di scalare una carriera in cui i margini di guadagno aumentano. In questo caso però è necessario il consumo personale dei prodotti, perchè la vendita avviene per condivsione dei benefici del prodotto. Ad esempio, nel mio caso ho scelto un ‘azienda che si occupa di aiutare le persone ad avere uno stile di vita sano perchè mi appassiona e perchè credo fermamente che l’alimentazione sia la base per la salute. Uso i prodotti e condivido i benefici che ho su me stessa per aver assunto abitudini alimentari sane. L’attività si può sviluppare attraverso l’utilizzo dei social, con gli strumenti di marketing, video, chat, campagne pubblicitarie o il classico passaparola per chi vuole farlo fisicamente faccia a faccia con le persone. Non c`é nessun limite su come lavorare.

In entrambi i casi ci basta il computer e la connessione perchè chiaramente come detto sopra sfruttiamo i social e Internet, l’avvento dei quali permette di arrivare ad un numero molto più ampio di potenziali clienti oltre a dare la possibilità di identificare più facilmente la nicchia, cioè le persone già potenzialmente interessate a quello che vogliamo offrirgli.

Benissimo! Ti ho dato due opzioni, ce ne sono molte altre per chi ad esempio ha già un lavoro e può ampliare attraverso Internet la sua clientela, oppure fornire servizi attraverso il web, come grafiche, siti, pubblicità, chi produce per passione video può sfruttare Youtube, si possono scrivere libri/ebook, offrire servizi ad abbonamento…

In questo articolo ho voluto darti solo un’idea, su ogni punto che ho menzionato ci sono centinaia di libri e a seconda di ciò che vi appassiona potete approfondire.

Il rischio (ve lo dico per esperienza perchè ci sono passata) è di disperdersi in troppe cose e non concludere niente in nessuna.

Certo un periodo può e, anzi è necessario, dedicarsi a capire quale sia la propria strada, quindi fare esperienza con tanto di fallimento e non riuscita è sicuramente una tappa. Poi bisogna fare il punto della situazione e capire in cosa focalizzarsi.

Se hai bisogno di ulteriori informazioni non esitare a scrivermi!

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Network marketing: grande truffa o reale opportunità?

Network marketing: grande truffa o reale opportunità?

Sono molte le culture nelle quali crisi è sinonimo di opportunità e personalmente mi includo nel pensarla così.

Tuttavia in momenti di crisi affiorano anche moltitudini di nuvole di fumo e truffe mascherate da opportunità che possono portarti alla delusione e nei casi peggiori anche alla rovina.

La verità è che ci sono magnifiche opportunità, come ad esempio il network marketing, ma la cosa triste è che alcune truffe si camuffano tra esse, pregiudicando enormemente i modelli di negozio seri e le persone che mettono il loro impegno in questo tipo di opportunità.

Se a questo aggiungiamo la mancanza di esperienza tanto degli ideatori come degli incaricati e le cattive pratiche di vendita che si usano molte volte, il risultato è che il commercio multilivello è molto mal visto in numerosi ambienti e genera rifiuto.

Se ancora non sai cosa è il network marketing puoi leggere qua: Network marketing: che cos’è e quali vantaggi ha

In questo articolo quello che voglio è condividere quello che la mia esperienza mi ha insegnato e aiutarti a distinguere le opportunità reali delle truffe.

Il percorso dell’imprenditore non è uguale per tutti e generare le desiderate “entrate passive” (uno dei maggiori richiami del multilivello), è qualcosa che richiede tempo, sforzo e molta costanza.. Ricordati sempre che nessuno ti regala niente. Ma veniamo al dunque.

3 elementi per riconoscere le truffe

Sono 4 anni che “bazzico” nel mondo del business on line e ho visto nascere e morire aziende e relazioni personali. Personalmete ci sono 3 elementi importanti da considerare: appena mi parlano di “business on line”, “lavoro da casa” subito mi si drizzano le antenne quando:

  1. Non c’è un prodotto fisico. Affinché il commercio si regga deve esserci un prodotto che si consumi e pertanto che si venda. Se si tratta di mettere denaro, fare qualche clicks, mettere annunci e aspettare che i soldi si moltiplichino, non ti fidare. Quella non è vendita diretta né network marketing né niente che gli assomigli e ben presto cadrà lasciando da un giorno all’altro tutti senza niente in mano.
  2. Ti dicono che non c’è niente da vendere. Col commercio multilivello ci sono solo due forme di guadagnare denaro: vendendo un prodotto in maniera diretta ad una rete di clienti o godendo una commissione per le vendite che le persone della tua rete stanno facendo. Fare rete significa a volte affrontare il rifiuto, essere respinti, anche se molti ti dicono che non è così per ottenere un si. Il no può risultare pittosto scomodo soprattutto per chi non ha molta esperienza in vendite. Pertanto, se ti dicono che non devi fare rete, è facile che pensi di esserti liberato dal problema di vendere. Niente di più lontano dalla realtà.
  3. Ti chiedono un grande investimento che puoi recuperare in tempi record senza fare nulla. 99% è una truffa, il prodotto è spesso intangibile. Può risultare molto allettante anche perchè è spesso veramente molto bernargomentato.

Spero vivamente che queste informazioni ti possano essere d’aiuto! Buon lavoro e a presto!

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Network marketing: che cos’è e quali vantaggi ha

Network marketing: che cos’è e quali vantaggi ha

Il network marketing o marketing multilivello, MLM, è un modello di commercio piramidale nel quale il prodotto passa direttamente del fabbricante al consumatore finale senza intermediari nel processo.

La sua principale caratteristica è che il compratore può trasformarsi in venditore e, a sua volta, reclutare più venditori, formando così una rete di distributori. Questo modello nacque alla fine della decade da 1940 negli Stati Uniti e si è esteso fino ai nostri giorni.

Facciamo un esempio semplice per capirci: compro un prodotto, una crema idratante completamente naturale.

Possibilità 1: la compro in erboristeria, il prezzo che io sto pagando per avere la crema comprende i costi di produzione, le tasse, il guadagno per l’azienda, i suoi lavoratori, il negozio all’interno del quale ho comprato la crema e la pubblicità del prodotto.

Di solito ne vediamo la pubblicità in tv, nei cartelloni o la ascoltiamo in radio. Un’amica mi chiede un consiglio e le dico che con la crema mi sono trovata bene, anche lei la comprerà, non riceverò nessuna commissione per il mio piccolo passaparola.

Possibilità 2: compro la crema tramite un’amica. Sono molto entusiasta del suo effetto, mi trovo bene, un’altra amica decide di provarla… a questo punto l’amica si affida a me per l’acquisto e io posso ricevere una piccola commissione per la vendita.

Un’altra amica decide di provare la crema, le piace anche il modello di vendita, perchè pensa che può permetterle di svolgere un lavoretto extra facendo qualcosa che la appassiona. Ecco che la seconda amica non solo utilizza la crema ma ne diventa anche una promotrice.

L’azienda non ha speso soldi nella classica pubblicità, infatti di questi prodotti non vedremo quasi mai propaganda nei canali normalmente usati. Gli incaricati e i clienti stessi diventano con il passaparola la pubblicità dell’azienda che può pagargli una commissione.

Il network marketing è semplicemente una forma intelligente di consumare… io consumo, tu consumi… altri consumano… Così si genera un guadagno.

I vantaggi del network marketing

Questo modello piramidale è chiamato ultimamente anche referral marketing perchè ogni incaricato ha un suo codice/link dal quale effettuare gli ordini, inserire gli incaricati e un ufficio di lavoro virtuale, cioè una pagina web personale.

Chi decide di incorporarsi alla rete di vendita e distribuzione può avere diversi benefici. La libertà, l’inesistenza di barriere di accesso e la semplificazione della logistica sono tra i principali vantaggi ma ce ne sono molti altri come vediamo qua sotto.

  • È indicato per tutti coloro che non vogliono o non possono rischiare. Col marketing multilivello ti trasformi in venditore e sviluppi un negozio a partire da un’azienda già avviata. In questo modo, hai il beneficio di una marca che ha già una reputazione e gode di riconoscimento nel mercato

“La maggioranza delle persone, quando vogliono intraprendere la strada del guadagno da internet, si sentono perse perché non sanno che prodotto o servizio vendere.

Nel 99 percento dei casi cadono dentro un’opzione di commercio che non li soddisfa, né personalmente né economicamente” GestioPolis

  • Non è necessario disporre di fondi economici elevati. L’investimento iniziale è molto più piccolo rispetto a quello necessario per fondare un’impresa o pagare una franchigia, per questo il network marketing è una possibilità aperta ad un maggiore pubblico.
  • La formazione specifica in marketing non è un prerequisito. Molti di coloro che si imbarcano in un’avventura di questo tipo non hanno le conoscenze necessarie per fondare un’impresa dai suoi inizi. Decidi tu col tempo quanto focus mettere sulla tua formazione.
  • Ogni network marketer fissa i suoi propri limiti in funzione dei suoi personali obiettivi. L’attività di network marketing si può trasformare in qualcosa di addizionale all’attività principale o nella fonte di entrate principale, se si riesce a scalare le posizioni di carriera nell’azienda.
  • Non ci sono capi. Non si deve rispondere ne a capi ne a impiegati. È una rete di imprenditori che collaborano tra di loro. Si può lavorare in squadra per massimizzare i risultati, ma nessuno esigerà cifre alla fine di mese.
  • La logistica è molto semplice. Non sono necessari locali né punti di distribuzione. I prodotti arrivano dalla fabbrica al consumatore finale
  • I prezzi sono competitivi. Nel network marketing, il prodotto passa direttamente della linea di produzione al cliente, il suo prezzo pertanto non è alto e, comparato con altri della stessa categoria, normalmente risulta a buon mercato.
  • È associato ad una maggiore libertà. Una volta costruita la rete di distributori, il network marketing non richiede una presenza continua del venditore.
  • In ogni momento si può scegliere da dove lavorare e con chi.

 

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L’importanza di un’alimentazione alcalina: belli e sani mangiando

L’importanza di un’alimentazione alcalina: belli e sani mangiando

Parlando di alimentazione, che come ormai saprete è un tema di mio interesse, ho trovato alcuni giorni fa un post su Facebook che citava l’alimentazione alcalina che mi è piaciuto tanto! Allora ho voluto condividerlo qui nel mio blog perchè secondo me merita la nostra attenzione.

Credo che portare consapevolezza su ciò che mangiamo sia fondamentale perchè cibo è sinonimo di nutrimento e salute, o al contrario di malattia e poca vitalità. Se siete interessati ad approfondire questa lettura, alla fine trovate le fonti!

” Una situazione di acidosi è la causa principale o la concausa aggravante del 90% di tutte le malattie.

È stato scientificamente dimostrato che le malattie non hanno possibilità di svilupparsi in un ambiente alcalino, mentre prosperano in un terreno acido.
Questo favorisce lo sviluppo delle cellule tumorali e aumenta il livello di stanchezza cronica.

L’acidosi è determinata da diversi fattori, come:

  • un’ alimentazione acidogena, cioè fatta da proteine animali o da cereali come frumento o riso (infatti l’unico cereale alcalinizzante è il miglio)
  • dagli stress emozionali
  • da una carente espulsione di acidi dagli organi emuntori (la pelle, l’apparato urinario e l’intestino)
  • dalla mancanza di un adeguato esercizio fisico, che fornirebbe l’ossigeno di cui hanno bisogno le nostre cellule
  • da un’insufficiente assunzione di acqua, che limita fortemente la capacità espulsiva dei reni.

L’acidità rende putridi i nostri corpi, decompone le nostre cellule, tanto è vero che il bambino nasce alcalino, mentre l’anziano muore acido.

Iniziamo ad essere acidi sin da piccoli dallo svezzamento e a creare depositi di acidi nel corpo.

Con gli acidi alimentari e metabolici, che conducono alla trasformazione e alla proliferazione dei microrganismi nei corpi viventi, questo processo è messo in moto prematuramente.

La verità che ci è stata tenuta nascosta è che i sintomi sono solo i segnali di una iperacidità, e ogni malattia è una condizione di acidità generale e di fondo.

 

Se alcuni germi sono coinvolti, essi sono solo testimoni di questa condizione acida, perché quelli che invadono il corpo dall’esterno possono solo contribuire ad uno stato di squilibrio che viene determinato in modo primario dai germi presenti già nel nostro corpo, che si trovano nel connettivo o tessuto intercellulare.

 

I germi esterni possono stimolare solo sintomi secondari, mentre quelli interni sono solo l’espressione della condizione di fondo che provoca le malattie, cioè l’iperacidità e la conseguente proliferazione eccessiva ed evolutiva di microrganismi.

 

 

ESISTE UNA SOLA MALATTIA

Il dott. Robert Young, uno dei massimi esperti al mondo sui temi del pH alcalino, afferma che esiste una sola malattia, e si chiama Acidosi.

 

I 40000 nomi per le cosiddette malattie sono semplicemente una collezione di sintomi, che rappresentano le modalità creative ed intelligenti dell’organismo per tenere l’acido concentrato in alcune aree del corpo meno vitali, lontano dal sangue.

 

Se tutto questo acido raggiungesse direttamente il sangue, potremmo morire in poche ore!

 

Ecco i sintomi legati all’iperacidità: sovrappeso, allergie, intolleranze alimentari, stanchezza, vertigini, confusione mentale, disturbi dell’umore, diabete, ipercolesterolemia, osteoporosi, calcoli renali e biliari, impotenza, infertilità, disturbi mestruali, asma, bronchiti, dermatiti, tumori.

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Le cause di acidosi sono:

1. insufficiente apporto di acqua;
2. insufficiente apporti di nutrienti alcalinizzanti (frutta e verdura cruda);
3. eccesso di alimenti acidificanti quali proteine animali (carne, formaggi, salumi);
4. stress e conflitti emozionali legati a pensieri negativi, “acidi”;
5. vita sedentaria o, al contrario, sport intensivo;
6. fumo di tabacco, bevande alcoliche, bevande gassate;
7. carenza di vitamine e sali minerali nella dieta;
8. farmaci.

 

I sistemi che abbiamo per contrastare la formazione di acidi nel corpo sono:

  • Incrementare l’ossigenazione. Poiché l’ossigeno è il più potente ed efficace mezzo antiacidità, una migliore ossigenazione si ottiene incrementando la respirazione con l’esercizio fisico.Tutti gli acidi prodotti all’interno del corpo devono combinarsi con l’ossigeno per essere espulsi.
  • Utilizzo delle riserve di aminoacidi (quali cisteina, taurina, glutatione) che vengono immessi nel sangue per tamponare gli acidi con un effetto alcalinizzante. Successivamente questi aggregati vengono espulsi attraverso la sudorazione o tramite le urine.
  • Utilizzo dell’acqua e della saliva come solvente. Oltre il 90% della popolazione è disidratata, non bevendo adeguatamente e assumendo cibi e bevande acidificanti.
  • Espulsione di minerali alcalini, quali calcio, magnesio, potassio e oligoelementi dalle ossa, dai denti e dai muscoli per combinarli con gli acidi, espulsi poi con l’urina.Risulta imperativo il reintegro, per rimpiazzare la riserva alcalina, con integratori rimineralizzanti.
  • Espulsione degli acidi attraverso la pelle, l’urina, le feci e la respirazione.

 

 

Un programma efficace si deve focalizzare su:

 

1. apertura dei pori della pelle, tramite la sudorazione, per eliminare gli acidi.
2. bere abbondantemente acqua alcalina e ionizzata, per idratare il corpo e far fuoriuscire l’eccesso di acidi.
3. pulizia del colon, per eliminare gli acidi stagnanti.
4. incrementare la respirazione, per eliminare l’anidride carbonica e immettere una maggiore quantità di ossigeno che si aggancerà agli acidi e li spingerà all’esterno del corpo.
5. depurare il fegato e i reni.

Di Francesco Oliviero dal libro MANUALE DEL BENESSERE, edito da NUOVA IPSA EDIZIONI di Palermo

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